L’arte del Mimodramma

16 novembre 2017

INTERVISTA A ELENA SERRA

“Come per il musicista l’attore deve poter tradurre il movimento attraverso una musicalità e una tecnica che traducano le emozioni universali.”

In occasione del Workshop di Mimo  che si terrà il 13,14,15 Aprile presso lAssociazione Filodrammatica Rabbit Hole, Elena Serra ha accettato di rispondere a qualche domanda in merito a questa bellissima arte.

L’arte del mimodramma è un’arte antica che fu resa popolare dal celebre mimo Marcel Marceau. Ma cosa significa per l’attore di oggi approfondire le radici di quest’arte universale? Significa analizzare lo studio delle differenti tecniche del mimo e della presenza scenica dell’attore.

Dilpomata alla scuola Internazionale di Mimodramma di Parigi, Elena Serra attrice , regista e pedagoga ha collaborato 20 anni con il celebre mimo Marcel Marceau, accompagnando il Maestro in numerose tournè nel mondo intero.

Come e quando è nata la tua passione per l’arte del mimo?

A 20 anni nel 1985, dopo aver seguito studi di danza, scultura e teatro ho incontrato il Maestro Marcel Marceau in Toscana in un seminario di un mese. 
L’arte del mimo é stata allora la rivelazione poiché era la sintesi di tutto cio che amavo fare.

Quali aspetti te ne hanno fatta innamorare?

Nell’arte del mimo c’é la leggerezza della danza, il ritmo della musica, la forza della scultura e la profondità del teatro.
UN’ARTE TOTALE! TEATRO PURO!

Spesso siamo abituati ad associare la figura del mimo a un particolare stereotipo. Qual è invece secondo te il vero “mimo”? In cosa consiste la sua essenza?

Mimare é un atto primordiale, un atto d’infanzia. Il bambino mima il mondo per imparare a riconoscerlo e a confrontarsi con lui. Il teatro é il prolungarsi di quest’esperienza poiché sulla scena il primo strumento drammatico a parlare é proprio questo CORPO.
Lo stereotipo del MIMO purtoppo é nato dal voler “copiare” e non reinventare un proprio universo e linguaggio. Chi ha copiato Marcel Marceau non lo ha davvero conosciuto poiché il Maestro non amava le copie ma ci incoraggiava a creare, a partire da ciò che eravamo.

 

Corpo, silenzio, espressività del viso.. quali sono secondo te gli aspetti più importanti di questa disciplina? Gli strumenti che vengono maggiormente utilizzati e che per questo devono essere sviluppati?

Il vero viso del mimo (di cui non ci si deve dimenticare) è il tronco poiché in esso sono racchiuse tutte le funzioni vitali: respirazione, cuore, ventre, sesso. Dunque se c’è una pulsione è giusto che parta da questo centro, le estremità come braccia, mani e volto saranno coerenti all’emozione.

Hai avuto la fortuna di passare diversi anni a lavorare come assistente del grande Marcel Marceau, cosa ti porti dentro da questa esperienza? E come descriveresti questo artista a chi non l’ha conosciuto come uomo?

I miei 20 anni passati al suo fianco mi hanno profondamente cambiata; porto con me la consapevolezza di un’enorme eredità artistica e umana che mi ha convinta, con il tempo, ad amare profondamente la trasmissione e il mestiere di pedagoga poiché senza di essa non si potrebbe continuare ad avere radici e consapevolezza.
Marcel Marceau era un uomo colto, profondo e molto attento a quello che erano i valori di giustizia e libertà.

 

L’arte del mimo è una disciplina senz’altro utile all’attore o al danzatore, ma credi abbia degli aspetti pedagogici di arte-terapia che potrebbero interessare anche altri settori? A chi consiglieresti di partecipare al tuo workshop?

L’arte del mimo serve in qualsiasi settore :
aiuta a conoscersi e a gestire il corpo, l’espressione delle proprie emozioni in maniera consapevole e potente. Per l’attore, ballerino,  circense, musicista o altro é uno strumento importantissimo di base ma lo é ugualmente per l’essere umano in generale.
Lo consiglierei quindi a tutti i curiosi! Ma con una buona condizione fisica poiché é un’attività quasi “ATLETICA”. In particolare a chi lavora nell’insegnamento o con i giovani.

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